King Krule

Date : 10 / Giu / 2020
Time : 21.00
Address : via Fantoli 9, Milano

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King Krule

Fabrique Milano

Archy Marshall, a.k.a KING KRULE, fa ritorno in Italia con il nuovo “Man Alive!”.

Pubblicato a due anni e mezzo di distanza dall’ultimo acclamato album “The OOZ”,

il nuovo lavoro è stato pubblicato il 21 febbraio 2020 via XL Recordings – distribuzione Self.

Ad anticiparlo i singoli “(Don’t Let The Dragon) Draag On”, che segna l’esordio di Marshall alla regia, https://youtu.be/i6CmLBKYrh8, “Alone, Omen 3https://youtu.be/bWnK2t_FxrY

e “Cellularhttps://youtu.be/7TdSPFLRMN4

 

MERCOLEDÌ 10 GIUGNO | FABRIQUE | MILANO

www.fabriquemilano.it

Via Gaudenzio Fantoli, 9, 20138 Milano MI

Biglietti: 28,00 € + d.p.

Prevendite disponibili su www.ticketmaster.it e www.ticketone.it dalle ore 10 di venerdì 6 marzo

 

Archy Ivan Marshall ha il mondo ai suoi piedi. Dopo due acclamati album sotto il moniker di King Krule, più un’altra uscita sotto il suo nome, questo straordinario e talentuoso 25enne di Peckham, South London, aggiunge ulteriore profondità e sostanza alla sua opera con il nuovo album “Man Alive!”.

Il nuovo lavoro è ancora una volta caratterizzato dalle sue particolari ambizioni sonore e dalle sue abilità compositive, ma anche dai testi corrosivi e dalla vivace osservazione sociale.

Come ogni artista emergente, la vita di Archy si muove velocemente. Nel 2017 pubblica il suo capolavoro “The Ooz”, seguito da una nomination ai Mercury Prize e consensi sorprendenti dalla critica. “Man Alive!” è molto diverso da quell’album, non mira a presentare un filo narrativo o ad affrontare la Brexit, ma è solo una collezione di istantanee e storie ingegnosamente raccolte in un tutt’uno sorprendentemente coerente.

Il terzo album di King Krule è stato scritto come conseguenza diretta dell’energia derivante dal tour di “The Ooz” ed è stato registrato al Shrunken Heads di Nunhead, il quartiere nativo di Marshall, con il co-produttore di “The Ooz” Dilip Harris. Sempre più autonomo in studio, si è ccupato della maggior parte degli strumenti, tranne il sassofono, suonato dal suo amico argentino Ignacio Salvadores.

Durante quelle sessioni Archy ha scoperto che sarebbe diventato padre per la prima volta e decide di trasferirsi nella zona North West per essere vicino alla famiglia della madre.

“Avrei dovuto avere tutto pronto prima dell’arrivo di mia figlia”, afferma Marshall oggi con un sorriso imbarazzato, mentre torna dal suo pub preferito a Nunhead, proprio di fronte a Shrunken Heads. Questa paternità imminente è arrivata in un momento fortunato per lui, proprio quando stava iniziando a sentirsi intrappolato nella vita suburbana di South London, fatta di ubriachezza e depressione, elementi che i fan ricorderanno essere tematiche centrali nei suoi primi brani.

“Era tutto così semplice”, riflette oggi. “Non c’è davvero niente da fare qui, soprattutto quando arriva l’inverno. Tutti quelli che conosco hanno un lavoro, mentre io stavo seduto tutto il giorno a fare nulla, sul tardi andavo al pub con loro quando uscivano dal lavoro. Diventò abituale. Dopo, proprio nel bel mezzo della registrazione del disco, questo grande cambiamento si presentò nella mia vita, un cambiamento che non capii all’inizio. Era un po’ come ‘Oh, è meglio se mi do una regolata!’. A essere onesto, è stato un sollievo allontanarmi da tutto ciò per potermi concentrare su questioni più urgenti – come mantenere in vita un bambino e tutto il resto”.

Brani tratti da “Man Alive!” come “Stoned Again”, “Comet Face” e “(Don’t Let The Dragon) Draag On” documentano l’ultimo periodo di vita sregolata di Archy. Una volta trasferitosi, ha continuato a registrare agli Eve Studios di Stockport.

Molti brani documentano il periodo prima della nascita della figlia Marina (14 marzo 2019), e il bisogno di cambiamento, piuttosto che la nuova vita che ne è risultata.

Il titolo del nuovo album, spiega, “è un’esclamazione sui tempi in cui viviamo. Tipo ‘Fucking hell, man!’”.

Questa volta, però, sente di provare un’avversione nel politicizzare le sue osservazioni, quindi non ci sono molte spiegazioni, ma solo immagini potenti come le auto di lusso in “Stoned Again” che rappresentano la gentrificazione di Peckham – ciò che lui chiama ‘woo-woo’ – oppure i pregiudizi vigliacchi dell’era Brexit che sente per caso in “Supermarché”.

“Mi scoraggia sempre di più parlare di cosa sta accadendo nella società come qualcosa di bianco o nero, o provare a spiegare perchè siamo arrivati a questo punto. Quindi l’album è formato per lo più da istantanee e osservazioni. Ci sono molti momenti reali, brani che parlano di camminare in un parco e farsi male alla testa [non chiedete! – Ed], e poi ce ne sono altri che parlano di semplicità, guardando una particolare situazione e riflettendo come se fosse super profonda”.

Così come i testi sono diversi per tematiche e obiettivi, anche la musica segue questa direzione: “Comet Face” procede a grandi passi con un’irresistibile agitazione come una hit new wave traballante, “Stoned Again” s’ispira all’hip hop anni ’90, mentre la maggior parte della seconda metà dell’album richiama l’intimità lo-fi dei lavori solisti di Robert Wyatt negli anni ’80, o addirittura le registrazioni di Charles Manson.

“Sto ascoltando un sacco di roba strana. Musica argentina, Bossa Nova brasiliana – amo il modo in cui cantano, la loro delicatezza. Sto ascoltando anche la radio, cosa che non ho mai fatto. Non mi piace ma penso che mi possa influenzare in qualche modo”.

Mentre si prepara per la sua ultima campagna con “Man Alive!”, Archy afferma, “Mi sento meglio con la mia vita. Non bevo o fumo quando sono a North West, quindi mi sento alquanto pulito. Ciò di cui parlo nell’album mi ha annoiato parecchio! È difficile capire che direzione prenderà la mia vita ora, per via delle nuove responsabilità che ho. Sarà molto bello suonare dal vivo, non vedo l’ora. Il tour inizia a marzo quindi si, ho bisogno di prepararmi!” Ride alla sua mancanza di pianificazione per il futuro, per poi concludere con una sicurezza conquistata duramente. “Potrei farmi una birra tra poco, ma ci andrò piano.”